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13feb
Google ha una memoria d'elefante. Gli spammer possono essere individuati tramite i dati storici. Nel breve futuro la tecnologia utilizzata dai motori di ricerca sarà evolutissima e Google sarà in grado di memorizzare ogni singolo movimento fatto nel motore di ricerca. I dati potranno essere utilizzati per migliorarsi e per identificare lo spam e gli spammer.
Com’è già risaputo, Google da poco ha messo a punto la ricerca personalizzata basata proprio sullo storico della ricerca dell'utente.
Ma quel che pochi sanno è che Google proprio in questo momento mentre stiamo parlando sta preparando una rete per intrappolare tutti gli spammer, proprio grazie allo storico di ricerca.
L'azienda americana tiene le copie del proprio indice di ricerca e le utilizza per verificare come un certo sito si posizionava nel passato, potendo così identificare meglio lo spam e gli spammer.
Se Google si accorge di qualcosa d’anomalo potrebbe utilizzare i propri dati per effettuare delle vere e proprie indagini dettagliate, che potrebbero toccare tutti i siti del presunto spammer.
Se il webmaster dei siti viene trovato colpevole d’uso di tecniche illecite per posizionare i propri siti rischia di vedere tutti i propri siti penalizzati.
Google ha già detto più volte che avrà la mano pesante sui SEO black hat.
In poche parole si prevedono tempi davvero duri per chi utilizza tecniche illecite.
Ma è davvero così o Google perdona?
I SEO black hat convertiti vengono perdonati, ma a patto che sia la prima volta. I dati storici serviranno anche per capire se il webmaster o il SEO è nuovo all'uso di certe tecniche o se è un recidivo. I SEO recidivi verranno esclusi dall'indice con tutti i propri siti e "marchiato" quasi a vita.
Fin qua sembra tutto bello e viene voglia di tirare un sospiro di sollievo, pensando ad un SEO etico e la fine dell'era del search spam. Purtroppo non è così. Se i motori di ricerca diventano sempre più intelligenti, lo diventano anche i SEO black hat. Non sarà difficile per loro trovare delle tecniche per nascondere l'identità anche a Mr. Google. Insomma, è un cane che si morde la coda.
Simone
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