Questo articolo è scritto per chi si avvicina al mondo SEO. Ogni settimana voglio aggiungere dei contenuti per principianti che andranno nella rubrica “SEO di Base” toccando argomenti semplici ma interessanti per chi sta imparando ora il SEO. Iniziamo con il definire un termine utilizzato moltissimo qualche anno fa.
Quando ho iniziato a lavorare in questo settore si sentiva parlare spesso di keyword stuffing. Ma che cos’è esattamente?
E’ una tecnica utilizzata dai webmaster poco etici per aiutare il posizionamento di un sito in maniera “illegale secondo le linee guida dei motori di ricerca”. Tale tecnica consiste nel riempire una pagina di keyword nascoste in vari modi ingegnosi – o presunti tali. Il metodo più comune è l’uso dei fogli di stile.
Una volta, con questa tecnica si riusciva a risalire i risultati di ricerca in maniera facile e veloce. Ora questa tecnica è assolutamente inutile.
Inoltre il Keyword Stuffing é facilemente riconoscibile e i motori di ricerca penalizzano pesantemente questa azione di spam.
Simone Luciani
Attenzione: Questo articolo ha oltre un anno di vita.
E’ probabilmente il marketing da fare online più divertente che ci sia. Quanti di voi hanno sognato di girare uno spot o un video e farlo vedere al mondo? Ora qualsiasi marketer può avere questa possibilità con un probabile gran ritorno economico senza spendere troppo, anzi quasi nulla.
Il Video Marketing sta diventando un mezzo molto forte da quando Google ha acquistato youtube. Da pochi mesi è possibile utilizzare i video nelle campagne Adwords. Inoltre i Video di youtube e Google Video sono spesso protagonisti nelle SERP di Google.
Voglio farvi un esempio. Poco tempo fa stavo cercando delle recensioni su i Palmari HTC per decidere quale acquistare.

Sono capitato per caso, tramite la ricerca “Review HTC TyTN” su Google.com a questo magnifico video fatto da un marketer di Mobility Today (Portale informativo e shop per cellulari e accessori vari in America).
Questo è un chiaro esempio di Video Marketing che sicuramente ha portato a questo web marketer un bel po’ di ordini.
Il video è stato girato con una semplice video camera digitale, senza costi e senza aver bisogno di grandi conoscenze di Video shooting.
La bellezza di 192 mila utenti hanno già visionato questo video. Sono curioso di sapere la percentuale di utenti convertiti in clienti. Ma sono quasi sicuro che è buona, dato che questa società investe in Video Marketing regolarmente.
Come può essere sfruttato il Video Marketing per essere vincente?
Il video marketing va utilizzato per far conoscere la propria attività. Ad esempio, nel caso di Mobility Today, i video prodotti sono stati inseriti in Youtube che a sua volta sono finiti nelle prime pagine delle SERP di Google. Il ragazzo a fare la recensione del palmare indossa una maglietta con il logo di Mobility Today e alla fine e all’inizio del filmato appare il nome del portale con l’indirizzo Web. In questa maniera l’utente, a fine filmato, è probabile che vada sul sito per vedere i prezzi del prodotto per poi acquistarlo.
Tramite video è possibile creare recensioni di prodotti o servizi o dare informazioni varie legate al servizio o al prodotto che offrite.
Sono quattro le cose da tenere in mente nel Video Marketing:
1. E’ importante che il nome del sito, o meglio ancora la URL del sito che si vuole promuovere sia sempre presente durante il video. Meglio se per tutto il video in basso a destra.
2. I video devono essere corti e non devono annoiare. L’utente deve essere invogliato a visitare il vostro sito e non a scappare.
3. Alla fine del clip è importante avere una frase call-to-action. Ricordatevi che il vostro scopo è convertire l’utente in cliente.
4. Utilizzate le keyword nel title del video e nella descrizione. Questo è fondamentale per conquistare le SERP con le parole chiave giuste.
Una volta che avete creato i vostri video pubblicateli in tutti i video network a disposizione, primi su tutti Youtube e Google Video. Ecco una lista di Video sharing networks:
Youtube www.youtube.com
MySpace Video www.vids.myspace.com
Yahoo! Video www.video.yahoo.com
Google Video www.video.google.com
AOL Video www.video.aol.com
iFilm www.ifilm.com
Grouper www.grouper.com
DailyMotion www.dailymotion.com
MetaCafe www.metacafe.com
Vimeo www.vimeo.com
Sharkle www.sharkle.com
vSocial.com www.vsocial.com
Netscape Video www.netscape.com/
Questi network sono quasi tutti SEO Friendly, tranne Grouper e MySpace video.
Utilizzate title e description diversi per ogni pubblicazione.
Allora cosa aspettate? Armatevi di Videocamera digitale e tutti sotto a creare i propri video e… Broadcast Yourself!
Simone
Cari amici, sono felicissimo di poter dire che RankFirst ora è disponibile anche in versione Mobile. Tutti gli smartphone, PDA e iPhone potranno visualizzare questo blog in versione Mobile, molto più leggero e adattato a tutti gli schermi.
I sistemi operativi supportati sono:
Elaine/3.0, iPhone, iPod, Palm, EudoraWeb, Blazer, AvantGo, Windows CE, Cellphone, Small, MMEF20, Danger, hiptop, Proxinet, ProxiNet, Newt, PalmOS, NetFront, SHARP-TQ-GX10, SonyEricsson, SymbianOS, UP.Browser, UP.Link, TS21i-10, MOT-V, portalmmm, DoCoMo, Opera Mini, Palm, Handspring, Nokia, Kyocera, Samsung, Motorola, Mot, Smartphone, Blackberry, WAP, SonyEricsson, PlayStation Portable, LG, MMP,OPWV, Symbian, EPOC.
Che altro aggiungere? Buona navigazione, e abbonatevi al feed e alla newsletter.
Simone
Attenzione: Articolo scritto oltre 6 mesi fa.
Google ha lanciato una nuova funzione che va ad impreziosire ancora di più l’utilissimo Google Trends. Si chiama Trends for Web Sites la novità in casa Google. Questa funzione permette di verificare Trend di ricerca per sito anziché per keywords.
Come funziona
Inserendo un nome di dominio all’interno del box di ricerca di Google Trends for Web sites, Google offrirà un report dettagliato con dati su paesi e città che generano il maggior traffico, volume di ricerca stimato, siti correlati e keyword di ricerca correlate al dominio. E’ possibile mettere in confronto più siti alla volta. Inoltre da ora è anche possibile esportare tutti i dati in un foglio CSV. Per accedere a questa nuova parte del tool basta entrare in trends.google.com e cliccare sul link in alto “websites”.
I dati offerti da questa nuova funzione sono davvero utili per varie attività. Vediamole nel dettaglio.
Per Link Builder:
Un link builder può utilizzare i dati offerti da Google Trends for Web sites per cercare siti correlati al proprio secondo l’algoritmo di Google. Un link dai siti correlati secondo Google avrà quasi sicuramente un peso importante. Cosa c’è di meglio che questo tool per capire come ragiona Google nei confronti del proprio settore?
Per Marketing Manager e SEM’s:
La versione di web trends per siti è utilissimo per trovare keyword interessanti correlate a siti di competitor e quindi utile per il proprio. Non ci avevate pensato vero? Ma non solo. Ovviamente grazie a questa nuova funzione è possibile reperire dati utilissimi dei competitors come: localizzazione geografica dell’utenza, traffico stimato, keyword rilevanti per un determinato sito e siti correlati. Sta nella bravura del professionista utilizzare i dati in maniera utile alla propria causa.
Per utenti comuni:
Questa funzione può risultare utile anche ad un utente non interessato all’attività di web marketing. Infatti questo strumento può essere utile per cercare siti correlati ad un altro per approfondire una determinata ricerca.
Come si può notare, si può utilizzare questa nuova opzione per svariate funzioni.
E’ interessante sapere che le informazioni prodotte derivano da un elaborato calcolo di dati derivanti da Google Search, Google Analytics, dati derivanti da account Google e altro. Inoltre è sempre da considerare che tutti i dati sono una stima approssimativa. Le frasi di ricerca visualizzati per dominio sono solamente massimo 10.
Trends for web sites è disponibile solo in lingua inglese. In futuro è molto probabile che le funzioni di questo nuovo strumento aumentino e si migliorino sempre più.
Simone
Se leggi Rankfirst, sei quasi sicuramente uno che non ha bisogno di spiegazioni troppo banali su come funziona una campagna di Paid Search. Questa Mini Guida è abbastanza avanzata per chi ha già avuto modo di conoscere le piattaforme più popolari come Google Adwords o Yahoo! Seach Marketing.
Ecco 10 consigli che possono migliorare il tuo CTR, migliorare il costo di conversione e abbassare lo spending.
1. Mostra i tuoi annunci nelle ore che contano
Non tutti gli orari sono giusti per mostrare i tuoi annunci o le tue creatività. Ogni settore ha un orario migliore. Ad esempio, lo sapevi che nel settore immobiliare l’orario migliore per far girare le tue creatività è dalle 9 alle 17? Uno studio di user behavior ha reso noto che gli utenti cercano casa negli orari d’ufficio ma non oltre le 17. Le cose stanno diversamente nel mercato dei sexy shop ad esempio. Il picco di traffico di quei tipi di siti è ben diverso.
Ecco perché è importante impostare l’orario di attivazione delle campagne in maniera studiata con i propri dati. Analizza i log del tuo sito per vedere quali sono gli orari più trafficati e fai delle ricerche per studiare il tuo settore. Sia su Google Adwords che Yahoo! Search Marketing è possibile impostare nelle preferenze l’orario di attivazione delle varie campagne.
2. Scegli le keyword accuratamente
La ricerca delle keyword è il lavoro più importante e il più lungo nella creazione delle campagne. Quando selezioni le keyword da acquistare devi sempre pensare all’utente e al contenuto delle tue pagine. Una keyword sbagliata può rovinare l’intero andamento della campagna. Motivo? Potrebbe abbassare drasticamente il CTR, aumentare lo spending in maniera sproporzionata o addirittura far scendere drasticamente il quality score dell’intero gruppo di Ads. Se hai intenzione di comprare keyword che potrebbero abbassare il CTR, perché troppo generiche, inserisci queste keyword in un gruppo a se. In questa maniera eviterai di rovinare un gruppo che ha all’interno keyword che convertono positivamente. Io solitamente utilizzo gruppi separati per le keyword poco dettagliate. Ricordati di distinguere sempre le keyword che devono portare traffico a quelle che devono avere un tasso di conversione alto. In questa maniera potrai giocare con il Bid in maniera più controllata. Per la ricerca di keyword non esiste niente di meglio del Google Keyword Suggestion Tool e della propria inventiva.
3. Usa molte keyword Long Tail
Generalmente le keyword long tail portano pochissimo traffico ma hanno un CTR davvero alto. Spesso anche il tasso di conversione di queste keyword è apprezzabile. Usa molto questo tipo di keyword giocando con la psicologia degli utenti. Aiutati con il tool di Google e usa la tua immaginazione. Anche se devo ammettere che spesso la mia immaginazione non arriva mai a pensare ad alcune assurdità che digitano gli utenti nei motori di ricerca. Superiamo noi stessi!
4. Utilizza le keyword negative
Assolutamente fondamentale. Quando si inseriscono le keyword broad matching, è assolutamente indispensabile limitare il campo d’azione di Google o di qualunque sia motore di ricerca. Come sicuramente saprai già, la keyword broad può essere associata ad altre parole assurde che magari non ci interessano. Ad esempio, se acquisto la keyword “auto” come broad, google mi farà apparire con miglia di altre keyword, come ad esempio “riviste auto”. Ti interessa apparire con la keyword “riviste auto” se la tua è una concessionaria? Non penso proprio. Anche perché la keyword “riviste auto” ti abbasserà il CTR. Chi ti clicca se il tuo annuncio parla della vendita di auto e l’utente sta cercando una rivista che parla di auto e motori? Inoltre, anche se la keyword dovesse generare click, sicuramente saranno click senza conversione, quindi uno spending inutile. Per evitare tutto questo, basta inserire nella lista di keyword le parole chiave a corrispondenza inversa. Ad esempio in questo caso, basta inserire “-riviste”
5. Pensa sempre alla stagionalità
Il discorso stagionalità è molto simile a quello dell’orario di attivazione degli annunci. Ci sono periodi più indicati rispetto ad altri per promuovere il tuo sito. Ad esempio, spenderesti davvero dei soldi per promuovere il tuo impianto sciistico ad Agosto? Ovviamente questa è una estremizzazione. Valuta attentamente i periodi migliori per promuovere i tuoi servizi o prodotti. Chi meglio di te “titolare dell’ attività” può conoscere i propri clienti? Se invece sei un professionista SEM e hai in gestione le campagne di paid search, parla sempre con il tuo cliente. Solo lui può conoscere bene i periodi migliori e il picco di richieste. Inoltre ricordati che i prezzi delle campagne scendono e salgono a secondo delle stagionalità. Ad esempio, la keyword “impianti sciistici Bormio” costerà meno a Marzo. Tenendo in mente questo è possibile comprare click a costo minore.
6. Gli annunci sono veramente quello che contano
Abbiamo parlato della scelta keyword ma in realtà quello che porta l’utente a cliccare l’annuncio è la qualità dello stesso. Crea sempre più annunci per gruppo per testarli. La piattaforma (Adwords, Yahoo! Ecc…) escluderà da sola l’annuncio meno performante riducendone l’impression.
E’ importante giocare con le creatività. Queste vanno testate e seguite giorno per giorno. Ti accorgerai che giocando con questo fattore puoi aumentare o abbassare il CTR di diversi punti. Ricordati di utilizzare sempre frasi call to action. Inoltre utilizza nel titolo dell’annuncio la keyword che digita l’utente inserendo questa sintassi: {KeyWord:Keyword Opzionale}.
7. Lo Slogan è bello e funziona!
Se stai facendo delle campagne pubblicitarie diverse dal Paid Search, molto probabilmente stai gia utilizzando uno slogan. Ricordati i utilizzarlo anche nelle tue campagne di Paid Search. In questa maniera aumenterai il tuo brand awareness. Quando crei più annunci nei tuoi gruppi, utilizzane sempre uno con il tuo slogan.
8. Separa il content network dal search
Separa le campagne di content netwok o site targeting dal search. Solitamente il content network abbassa drasticamente il CTR. Tieni i due separati per gestirli meglio. Inoltre il content network non va sempre bene. Dipende dal mercato in cui sei. Valuta bene, testa e approfondisci.
9. Local
Ricorda la natura del tuo business. Non targetizzare le tue campagne per le ricerche nazionali o addirittura mondiali se sai già che il tuo business non oltrepassa il comune di Porto Recanati. Ricordati sempre di comprare le keyword locali e non quelle broad nazionali. Anche negli Ads specifica la località. Inoltre è possibile impostare la regionalità dell’intera campagna in quasi tutte le piattaforme di Paid Search.
10. Utilizza i software di Paid Search Management
Esistono in commercio vari software per la gestione delle campagne di Paid Search. Ma il software migliore in assoluto è gratuito ed è quello i Google. Si chiama Adwords editor e puoi scaricarlo gratuitamente qui.
Esso ovviamente funziona solo per Adwords. E’ fondamentale per la gestione di campagne grosse e soprattutto è stand alone. Non hai bisogno di essere collegato a internet per lavorarci e hai la campagna salvata direttamente sul tuo PC sempre a portata di mano. Non male no?
Buon lavoro!
Simone
Monitorare Campagne di Advertising con Google Analytics
Google Analytics è un servizio gratuito davvero completo, che tutti conosciamo, ma in molti non lo sanno utilizzare al pieno delle potenzialità. Nel pannello di controllo la funzione che vi sto per descrivere è praticamente quasi introvabile. Sto parlando di quella funzione indispensabile per un buon online marketer, il refferel tracking.
Ora voi mi direte che sono pazzo perché lo strumento già ti dice tutto sulla provenienza dei click. Ad esempio, una campagna Adwords è gestita magnificamente, con dati di ogni specie. Il problema però sussiste quando non ho solo una campagna di Google Adwords attiva ma anche una su Yahoo!, una campagna PPC su MSN ecc. Lo sapevate che c’è la possibilità di monitorare queste campagne in maniera quasi perfetta? Se si non andate avanti a leggere quest’articolo, altrimenti state comodi che vi mostro come fare.
Url Builder di Google Analytics
Come sappiamo Google Analytics ci permette di impostare i “Goal”, ovvero le conversioni. Il procedimento è molto semplice e utile. Con la stessa semplicità è possibile impostare un “monitoraggio specifico per le campagne pubblicitarie online diverse da Adwords”.
Come fare? Semplice. Esiste uno strumento che ci permette di creare delle URL specifiche per determinate landing page del sito per monitorare determinate campagne online. Ad esempio, se ho una campagna su Yahoo! è possibile inserire una URL particolare che fa da filtro e assegna le informazioni pre-impostate direttamente nel nostro account di Google Analytics.
Tramite il tool Url Builder è possibile impostare:
- Nome della sorgente della campagna (ad esempio “Newsletter o Yahoo! Overture)
- Mezzo utilizzato per la campagna (ad esempio banner, CPC, e-mail ecc)
- Parole chiave (identifica le parole chiave acquistate)
- Contenuto della campagna (nome del gruppo per differenziare ad esempio i vari annunci)
- Nome campagna (ad esempio il nome del prodotto pubblicizzato)
Questi dati verranno visualizzati nel pannello di analytics. In questo modo è molto più semplice monitorare l’andamento delle varie campagne separatamente.
Il tool per creare le URL lo trovate qui: Url Builder
Simone
Ormai quasi tutti gli esperti di Search Marketing si sono arresi ad ammettere che il nostro lavoro non si limita più al creare visibilità nei motori di ricerca ma anche nei social networks proprio come Facebook o Myspace.
Oggi vi voglio parlare di una “nuova” metodologia di Pay per Click con un tasso di conversione addirittura più alto del classico pay per click di adwords e Co. Sto parlando degli Ads in siti “social” come facebook. I social Ads.
Oggi prendo in esame proprio Facebook. All’ SMX se n’è parlato molto perchè sembra che Facebook crei un tasso di conversione “altissimo”.
Penso che tutti conoscano Facebook, comunque faccio una breve presentazione: Facebook è un social network site dove è possibile condividere con altri gruppi di utenti “di tutto”: foto, storie, news, prodotti o servizi in vendita e molto altro. E’ la concorrenza di myspace. Da Luglio è nella top 10 dei siti più visitati del globo.
E’ importante specificare che Facebook è strettamente collegato a Microsoft (Microsoft detiene poco meno del 2%) e l’azienda di Bill Gates ha in programma di vendere gli Ads del popolare social site.
E’ possibile utilizzare Facebook proprio come un motore di ricerca. Gli utenti lo usano per cercare e condividere prodotti, storie, notizie e molto altro. Facebook offre un servizio di Advertising simile ai famosi Pay per Click di Google & Co.
Social Ads su Facebook
Il tipo d’advertisment venduto da Facebook è davvero innovativo perchè permette di far mostrate gli Ad (simili a quelli di Google ma più lunghi e con la possibilità di mettere una foto) solamente agli utenti che hanno interesse nei prodotti o servizi che l’inserzionista cerca di promuovere. In questo caso gli Ads visualizzati dall’utente sono proprio “al bacio” con le sue esigenze.
Il pannello di controllo dell’inserzionista è semplice. E’ possibile inserire il proprio annuncio con una foto il tutto linkato alla pagina del sito. Vi è la possibilità di acquistare gli spazi PPC o ad Impression. I social Ads saranno mostrati ad una fascia d’utenti che hanno un particolare interesse simile al servizio/prodotto che viene offerto nell’AD. Ad esempio saranno del sesso che l’inserzionista vuole, una fascia d’età particolare, utenti di un determinato luogo (regione, città), utenti con determinati interessi e così via. L’advertiser ha la possibilità di selezionare il profilo d’audience che vuole raggiungere, in particolare può scegliere: la zona d’interesse (paese, regione, città), sesso d’interesse dell’audience (l’annuncio verrà mostrato solo al sesso selezionato), lista keywords, la scelta dello status scolastico/universitario/lavorativo, vedute politiche dell’utente e lo stato civile. L’annuncio può essere ben dettagliato con tanto di foto. Inoltre è necessario impostare il budget (of course)
Facebook ha anche un sistema d’analytics per monitorare la situazione dell’advertisment in corso, Facebook Insights. Il sistema è in grado di dire che “categoria” d’utenti clicca e visualizza gli annunci. Ad esempio specifica il range d’età, sesso, locazione e molto altro, cosa che un PPC sui motori di ricerca non è in grado di distinguere.
I social Ads saranno il futuro dell’advertisment, anzi a mio parere è gia il presente. In UK e USA molte aziende piccole e grandi hanno gia capito l’importanza di questi strumenti.
Simone
E’ un concetto abbastanza nuovo per il search marketing, ma del tutto popolare in altri mondi come quello di eBay, Amazon ecc. Sto parlando della user experience come elemento fondamentale in una attività di internet marketing. La user experience sta diventando sempre più uno dei fattori determinanti anche nel mondo del PPC come Adwords e Yahoo Search Marketing.
Google è stato il primo motore di ricerca a “sposare” il concetto che ha reso eBay e Amazon famosi. La user experience, utilizzata per premiare o punire gli advertiser.
Mi allaccio a un articolo molto bello di David Rodnitzky che scrive come me sulla rivista specializzata Search Marketing Standard. Il suo articolo si intitola: “Is Your Money Green Enough for the Search Engines?” Il senso di questa domanda è abbastanza provocatoria e rispecchia esattamente il problema. Vuole far capire ai suoi lettori che si possono spendere anche 10 dollari a click per una keyword, ma non è detto che possano bastare per uscire tra i listing di Google o Yahoo!

Il quality score di Google non si basa solo sui fattori di ottimizzazione delle landing pages del sito, ma anche sulla user experience. La user experience è molto più difficile da controllare e da gestire per un marketer. I motori di ricerca hanno facoltà di “bannare” o rendere la vita impossibile (portando il CPC minimo a prezzi esorbitanti) agli advertiser che hanno una user experience negativa. Google ha messo a disposizione già da diverso tempo, un link che porta ad una pagina per rilasciare feedback dei risultati di ricerca di Adwords. Un utente può scrivere feedback negativi su un certo sito e Google può valutare di abbassare il quality score dell’advertiser o addirittura bannarlo da Adwords senza appello.
Ma quali sono le regole del gioco? Quali sono i fattori che determinano la user experience per Google e Co?
- Rispettare le promozioni e le offerte pubblicizzate negli annunci
- Spedire i prodotti entro i tempi scritti nel sito
- Addebitare il cliente degli importi giusti e chiaramente scritti nel sito al momento dell’acquisto
Il concetto del quality score è molto semplice e chiaro: Se gli advertiser di Google deludono gli utenti del motore di Ricerca, gli utenti di Google cercheranno tramite altri motori di ricerca, portando a una diminuzione di revenue. E’ semplice capire che è nell’interesse di Google che i siti sponsorizzati soddisfano gli utenti.
Avere un sito ben ottimizzato e un buon budget da investire nel PPC non è più sufficiente per comprare traffico di qualità a buon prezzo. La soddisfazione del cliente diventa fondamentale anche nel Search Marketing. Un quality score basso può far salire il CPC oltre i 10 euro.
Per non vedersi abbassare il quality score a causa della user experience è sufficiente essere onesti negli annunci pubblicitari, e rispettare le condizioni proposte nel sito. In realtà non vi sto dicendo nulla di nuovo, sto solamente ricordando gli aspetti fondamentali di un buon commercio.
Simone
Quando si ottimizzano le URL per il posizionamento si presta sempre poca attenzione al fattore call to action e di conseguenza al CTR.
Uno studio recente effettuato da MarketingSherpa ha dimostrato tramite l’eye tracking che la URL in un listing nell’indice di Google influisce molto sul CTR. Nel dettaglio, MarketingSherpa ha dimostrato che un listing con una URL corta è cliccato il doppio rispetto ad un risultato identico nella stessa posizione ma con URL lunga. La URL lunga distrae l’attenzione dell’utente dal Title e dalla descrizione.
Dallo studio di eye tracking effettuato è facile notare che l’utente spende più tempo a leggere la URL lunga rispetto a quella corta, portando via l’attenzione dai due fattori più descrittivi e “call to action” del risultato di ricerca: il title e la descrizione.
Non so dirvi con precisione quanti caratteri compongano una URL lunga o corta, ma basta un po’ di buon senso.
Google e quasi tutti i motori di ricerca hanno risolto il problema delle URL dinamiche, ora gli spider sono in grado di leggere e indicizzare url con parametri ID, parametri di sessione e altre URL complesse generate con parecchi ID, ma questo non vuol assolutamente dire che l’ottimizzazione delle URL non è necessaria. Una URL con parametri numerici, lunga e complessa non è consigliabile per vari motivi. Ogni esperto SEO dovrebbe sempre ottimizzare le URL e testare nuove soluzioni per identificare le migliori.
Bisogna sempre tenere in considerazione che la parte dove viene esposta la URL in un risultato di ricerca viene letto dagli utenti e la URL da sola può bastare per farsì che l’utente clicchi o meno un certo risultato di ricerca.
Per questo motivo le URL dovrebbero essere ottimizzate esattamente come vengono ottimizzati i meta title e i meta description. Ogni URL dovrebbe contenere keyword (poche) attinenti al contenuto della pagina.
Ecco una linea guida con sei punti importanti per l’ottimizzazione delle URL:
1) Cerca di non avere URL dinamiche con troppi parametri. Escludi i parametri di tracking e non superare i due parametri.
2) Una URL che appare non dinamica è molto meglio da una dinamica a tutti gli effetti. E’ possibile rinominare una url dinamica rendendola all’apparenza statica, escludendo punti interrogativi e altri simboli utilizzati nelle URL dinamiche.
3) Una keyword nel nome del file ha più beneficio di una keyword nel sottodominio o nella cartella. (miosito.com/keyword.php è meglio di miosito.com/keyword/)
4) Per separare le keyword nella URL è meglio utilizzare il trattino “-“ al posto della underscore “_”. I motori di ricerca accettano entrambi e li trattano in maniera similare, ma per essere precisi è sempre meglio adottare il primo.
5) Troppe keyword in una URL non sono ben viste da Google, parola di Matt Cutts. Tre o quattro keyword vanno bene, sei o più diventa rischioso. Non ho notato casi di penalizzazione per troppe keyword in una URL, ma è sempre meglio seguire tutte le indicazioni date da Google e Co.
6) Utilizzare troppi trattini nel nome di un dominio non è una buona regola. Potrebbe essere visto come spam da parte di Google. Uno o due vanno bene, ma non di più.
Molti CMS e E-commerce Open Source, ormai quasi tutti, dispongono del Mod per riscrivere le URL e ottimizzarle. E’ uno strumento importantissimo per un ottimo SEO.
Simone

